2 marzo 2017 fonte

Spiagge e fondali dell’Adriatico e dello Ionio sono soffocati dal littering; quasi il 40% dei rifiuti proviene viene dalla cattiva gestione delle coste.

Quasi 660 oggetti spiaggiati ogni 100 metri di costa e più di 500 raccolti sul fondo del mare per ogni km2, mentre sulle acque di superficie galleggiano indisturbati poco più della metà: se si dovesse giudicare lo stato di salute di Adriatico e Ionio dalla percentuale di littering marino, il referto non sarebbe buono.

A raccoglierne i “sintomi” è stata una vasta campagna di monitoraggio cui hanno partecipato nove Istituti, Enti e Università di sette diversi Paesi che condividono il bacino Adriatico e Ionico fra cui, per l’Italia, ISPRA e ARPAE Emilia Romagna. I risultati sono chiusi nel  rapporto “Marine Litter assessment in the Adriatic & Ionian seas” – pubblicato nell’ambito del progetto triennale IPA-Adriatico DeFishGear – primo lavoro a valutare l’ammontare, la composizione e, ove possibile, la fonte dei rifiuti marini in tutte le matrici marine.

La campagna ha analizzato 180 transetti su spiaggia in 31 diversi siti, per un totale di 32.200 mq estesi su oltre 18 km di costa. A ciò si aggiunte le indagini a bordo di pescherecci e ferry-boat per valutare i rifiuti marini galleggianti per quasi 10mila km e il campionamento di decine di siti con pescherecci a strascico e operatori subacquei e lo studio del biota.

Un lavoro lungo e complesso che ha richiesto uno sforzo comune di coordinazione e armonizzazione e la cui valutazione finale preoccupa (ma non sorprende): sulle spiagge sono stati reperiti, in media, 658 rifiuti ogni 100 m di litorale monitorato, con un range di 219-2914 oggetti/100m, una media di 332 oggetti per km2 sono stati monitorati in galleggiamento lungo le coste, mentre sul fondo del mare son stati raccolti circa 510 oggetti raccolti per km2 (con un range che va da 79 a 1099).

Da dove provengono i rifiuti marini?

Nonostante l’attribuzione delle fonti sia una procedura complicata per l’alto numero di oggetti di origine incerta o mista, dal rapporto risulta che una percentuale variabile fra il 33 e il 39% dei rifiuti trovati nelle diverse matrici (spiaggia, superficie del mare e fondo) proviene dalle coste e da pratiche inefficienti di gestione dei rifiuti, turismo e attività ricreative. Le attività legate al mare (trasporti via mare di merci e passeggeri, pesca sportiva e commerciale, acquacoltura, ecc.) contribuiscono al numero di rifiuti trovati con percentuali che vanno invece dal 6,3% al 23% secondo la matrice considerata. Dati interessanti sono anche quelli relativi ad alcune fonti, in particolare: il 7,8% dei rifiuti trovati in spiaggia ad esempio è correlato al fumo (mozziconi, accendini ecc.) mentre il 2,6% degli oggetti trovati sul fondo del mare sono di origine sanitaria (preservativi, assorbenti igienici, ecc.).

Il rapporto “Marine Litter assessment in the Adriatic & Ionian seas”

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