8 marzo 2017 fonte

Quali rischi “scorrono” sotto il Salento: ASL Lecce incontra i sindaci per presentare il progetto di monitoraggio della falda.

Che cosa scorre, davvero, sotto il Salento? E, soprattutto, possono derivare rischi per la salute e l’ambiente dall’acqua che beviamo o usiamo per l’irrigazione? A questi e altri interrogativi il Dipartimento di Prevenzione, braccio operativo della ASL di Lecce, cercherà di dare risposte attraverso il Progetto MINORE (Monitoraggi Idrici Non Obbligatori a livello Regionale) presentato stamane ai sindaci della provincia di Lecce.

Obiettivo: scandagliare, analizzare, monitorare e studiare un campione significativo degli oltre 13 mila pozzi autorizzati (e se ne stimano altrettanti abusivi) che pescano dalla falda idrica, per riuscire a classificare lo stato del rischio dei corpi idrici sotterranei entro il 2018, come previsto dalla normativa.

Provando ad ampliare studi già in atto, come il Progetto Maggiore (a cura di ARPA, ARIF e Autorità di Bacino), e aprendo nuovi fronti, oltre che – come ha rimarcato il direttore generale Silvana Melli – «stabilire un rapporto più forte tra istituzioni e territori all’insegna di una rinnovata sensibilità ambientale e in stretta connessione con la doverosa tutela della salute». «La Asl – ha aggiunto – non ha la pretesa di affrontare da sola tutte le problematiche legate all’ambiente, ma ritiene fondamentale mantenere il collegamento e la comunicazione con i sindaci a tutela della popolazione, evitando però di creare allarmismi. Studiare i dati serve per fare, piuttosto, prevenzione e promozione della salute, ma in maniera collegiale. Anche lavorando assieme alla Regione Puglia che si sta muovendo a tutti i livelli su questi temi così delicati, a partire dalla decarbonizzazione dell’industria dell’acciaio. La nostra RePOL (Rete di Prevenzione Oncologica Leccese, ndr) è un valore aggiunto, che va a colmare dei vuoti normativi su cui non bisogna abbassare la guardia ma aumentare gli sforzi».

Impegno dell’Asl che, tra le altre cose, si traduce nello studio Protos.- ha ricordato il direttore sanitario Antonio Sanguedolce – che «sta valutando i fattori di rischio per le neoplasie nel Salento, in particolare dei tumori polmonari. Si tratta di uno dei più grandi studi caso-controllo a livello nazionale ed europeo: ad oggi 343 casi analizzati e saranno 500 al termine, in 87 comuni su 97, con un numero doppio di controlli su soggetti sani». Un’indagine che ora, su un fronte complementare, si arricchisce del progetto Minore, strumento utilissimo – ha rimarcato il direttore del Dipartimento di Prevenzione, Giovanni De Filippis – perché «conoscere i fattori di rischio serve a prevenire i mali, oltre che a curarli».

Una sfida impegnativa per la Direzione Generale ASL Lecce, che ha intenzione di chiedere alla Regione Puglia, d’accordo anche con le amministrazioni comunali (in 45 hanno sottoscritto il documento comune da inviare alla Regione), l’aumento del numero di fitofarmaci ricercati nelle acque sotterranee. In tal modo sarà possibile ampliare le analisi aggiungendo ulteriori 40 pesticidi oggetto dei monitoraggi del Rapporto ISPRA 2016, ma che non vengono attualmente monitorati nelle acque sotterranee del Salento (comprese quelle destinate ad uso umano), perché non espressamente previsti ed esclusi anche dai monitoraggi eseguiti nel Progetto Maggiore, mentre in parte oggetto di monitoraggio da parte dei laboratori AQP (10 dei 40 pesticidi individuati). Tra i fitofarmaci non monitorati in Salento, rientrano anche il Glifosate ed i suoi metaboliti AMPA e Glufosinate d’Ammonio, erbicidi molto utilizzati dagli agricoltori salentini, anche per contrastare la specifica criticità territoriale rappresentata dall’emergenza Xylella.

In questo scenario complesso, sul cui sfondo restano i dati epidemiologici sulle neoplasie polmonari e i tumori vescicali (con un tasso standardizzato, tra i più alti in Italia, di 63,7 casi ogni 100mila abitanti) che colpiscono le popolazioni salentine, toccherà proprio al Progetto MINORE, promosso dal Dipartimento di Prevenzione della ASL Lecce nell’ambito delle attività della RePOL, fornire un contributo valido al completamento delle conoscenze sullo stato di salute attuale dell’intero acquifero salentino, attraverso l’integrazione dei sistemi di monitoraggio delle acque sotterranee già esistenti e con l’obiettivo principale di garantire una maggiore tutela della Salute Pubblica. Inoltre, il Progetto ASL punta a sottoporre a monitoraggio le acque sotterranee in aree in cui si dovessero riscontrare contaminazioni del suolo da parte di sostanze pericolose per la salute (come i Policloro Bifenili PCBs, nel quadro di inchieste giudiziarie, campagne di bonifica, progetti di ricerca ecc.), anche laddove non si provveda da parte di altri enti e soggetti nell’ambito dei piani di monitoraggio e controllo delle discariche attive e dismesse ovvero in impianti di depurazione.

Un’indagine in più direzioni, quindi, che riflette sostanzialmente anche le finalità contemplate nel Piano Nazionale di Azione Agricoltura che reca – tra l’altro – “indirizzi strategici per la definizione e attuazione del programma di misure relative al settore agricolo nel secondo ciclo dei piani di gestione”, dettando non soltanto direttive in materia di corretta utilizzazione dei fanghi, ma anche l’impiego efficiente e sostenibile dell’acqua in agricoltura, le misure di controllo delle estrazioni delle acque sotterranee e di tutela dell’inquinamento. In tal senso, nel Salento sarebbe necessario razionalizzare le modalità di distribuzione dell’acqua veicolata dalle reti dei consorzi di bonifica (Arneo e Ugento li Foggi) in modo da renderla facilmente fruibile dagli agricoltori, evitando che questi debbano ricorrere ad ulteriori emungimenti autonomi dalla falda.

Sul versante della metodologia, il Dipartimento di Prevenzione ha previsto sei fasi progettuali: ampliamento quali-quantitativo dei monitoraggi delle acque destinate al consumo umano; ampliamento delle analisi qualitative eseguite nell’ambito del Progetto Maggiore; monitoraggi in aree con inquinamento dei suoli documentato; valutazione del  Rischio Sanitario; azioni di informazione della popolazione sul corretto utilizzo della risorsa acqua e, a chiusura del cerchio, adozione dei provvedimenti del caso e approfondimenti su matrici alimentari.

Un lavoro di vasta portata e che si avvale di istituzioni, tecnici e professionalità di diversa provenienza e competenza. Oltre al Dipartimento di Prevenzione, infatti, la Asl Lecce metterà a disposizione l’esperienza della Direzione sanitaria guidata da Antonio Sanguedolce, del direttore del Polo Oncologico Giammarco Surico e del direttore dell’Unità Operativa di Statistica ed Epidemiologia Fabrizio Quarta, che lavoreranno fianco a fianco con l’Università del Salento (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali, con i professori De Donno, Sansò, Genga e Lionetto), l’Acquedotto Pugliese, la Regione Puglia, l’ARPA Puglia, il CNR, la Procura della Repubblica (rappresentata alla riunione di oggi dal procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone, che ha richiamato i sindaci ad una forte responsabilità collettiva rispetto al controllo di ciò che succede nei territori), la Provincia di Lecce (Servizio Ambiente) e, naturalmente, i Comuni del Salento. Il progetto costerà 420mila euro, cofinanziati tra Regione Puglia e Asl: soldi pubblici da spendere (bene) per scoprire finalmente che cosa c’è sotto i nostri piedi.

Scarica la scheda del Progetto M.I.N.O.R.E. (clicca qui)

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