22 Luglio 2020 fonte

TAG:

L’analisi di Legambiente – Il SuperBonus con la detrazione fiscale del 110% per il settore edilizio non risponde alle sfide dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento atmosferico. E senza una riqualificazione degli immobili in classe A+ non c’è reale risparmio in bolletta.

L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo in questi mesi ha messo di nuovo il nostro Paese di fronte alla necessità di trovare risorse e strategie di lungo termine che siano in grado di aiutare le famiglie a ridurre i costi in bolletta, ma anche ad agire in termini di battaglia contri i cambiamenti climatici e l’inquinamento atmosferico.

Uno dei temi strategici in grado di rispondere a tutte queste esigenze è quello edilizio, e la manovra fatta dal Governo in tema di SuperBonus appare solo superficialmente una soluzione che risponde a questi obiettivi. Infatti, la detrazione fiscale del 110% risulta l’incentivo più generoso al mondo e per il settore edile, che in questi anni ha perso migliaia di posti di lavoro, una boccata d’ossigeno in grado di far ripartire centinaia di cantieri in tutto il Paese, nei piccoli e grandi Comuni. Ma non risponde in nessun modo all’esigenza delle famiglie di risparmiare in bolletta (se non in minima parte rispetto a un potenziale enorme) e, ancora meno, risponde alle esigenze di lotta emergenziale ai cambiamenti climatici e a quella dell’inquinamento atmosferico. Sono note, d’altronde, le pessime prestazioni energetiche degli edifici in cui viviamo e lavoriamo: strutture colabrodo che disperdono buona parte dell’energia termica che viene prodotta per soddisfare i fabbisogni di riscaldamento e raffrescamento perché hanno una pessima coibentazione, serramenti mal montati, spifferi e ponti termici, ovvero realizzati senza tener conto di nessun parametro di efficienza. Non a caso il settore edile è uno dei più energivori nel nostro Paese, la cui intera filiera è responsabile del 40% delle emissioni climalteranti a causa delle pessime condizioni di isolamento, ma anche perché le fonti che utilizziamo per riscaldare e raffrescare i nostri appartamenti sono principalmente fossili. Nel 2018, il combustibile più utilizzato per produrre energia domestica, con il 50,8%, è stato il gas fossile metano.

Serve una strategia per abbandonare le fonti fossili

Per rispondere a queste esigenze, non basta solo far partire cantieri nelle città e nelle aree interne, ma è necessaria una strategia in grado di rispondere in maniera concreta all’uscita delle fonti fossili, dando alle famiglie l’opportunità di vivere in abitazioni dignitose, in grado di abbattere i consumi, di essere 100% rinnovabili e offrendo una migliore qualità di vita ai cittadini riducendo le cause dell’inquinamento atmosferico e aumentando le occasioni di risparmio di risorse anche per il sistema sanitario. Una proposta di rilancio che non tiene conto di queste tematiche, rischia di essere solo un enorme spreco di denaro pubblico.

Ma cosa succede d’estate nelle nostre abitazioni?

Ormai da diversi anni, a causa dei cambiamenti climatici, si registrano estati sempre più calde, una tendenza che non cambierà se non si interviene in modo concreto e urgente sulle molteplici cause di questo fenomeno. Tale riscaldamento porta sempre di più alla necessità di raffrescare le nostre abitazioni e i nostri uffici, tanto che la punta di richiesta di energia elettrica che prima avveniva nei mesi invernali, oggi avviene in quelli estivi. Non è un caso se l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), stima che nei prossimi dieci anni saranno installati un miliardo di nuovi condizionatori in tutto il mondo, incrementando il numero globale di circa due terzi rispetto agli attuali 1,6 miliardi. Senza politiche mirate, che favoriscano l’isolamento termico e l’efficienza energetica, le famiglie si affideranno sempre più ai condizionatori per adattarsi ai cambiamenti climatici, continuando però a spendere molti soldi in bolletta e contribuendo ai cambiamenti climatici, i cui effetti si fanno sempre più evidenti e devastanti.

Anche in questo caso sono noti i difetti termici delle nostre abitazioni, che Legambiente racconta da diversi anni sia nel comportamento invernale che, attraverso la campagna Civico 5.0, in quello estivo proprio per meglio far comprendere come, all’interno delle nostre case, ci sia bisogno di un involucro edilizio efficiente per far sì che l’energia dei sistemi di raffrescamento non venga sprecata e consenta alle famiglie importanti risparmi in bolletta. Senza contare che un edificio ben isolato sarà maggiormente protetto dagli agenti esterni. Le termofoto estive, scattate nell’estate 2019, ci restituiscono un parametro esclusivamente qualitativo di quella che è la dispersione termica, ma mettono ben in evidenza le problematiche, attraverso scale di colori ben comprensibili anche ai meno esperti. In particolare, sono 13 gli edifici analizzati dai tecnici di Legambiente, immagini che raccontano in modo chiaro difetti in porte e finestre, murature e solai.

Nel complesso queste condizioni portano, nei mesi estivi, come in quelli invernali, a un pessimo comfort abitativo che si traduce con la presenza di temperature troppo elevate d’estate e troppo fredde d’inverno, creando un profondo disagio abitativo e una maggiore spesa elettrica per il continuo ricorso a sistemi di raffrescamento ausiliari: condizionatori, ventilatori, pinguini, etc.

Il lavoro della campagna di Civico 5.0 non si traduce solo in immagini termografiche, ma anche con le analisi dei consumi dei diversi elettrodomestici. Tra le famiglie monitorate da Legambiente, infatti, quelle che hanno installato un sistema di condizionamento e/o pinguino all’interno dei propri appartamenti fanno registrare anche i consumi elettrici più alti, con un picco, in un appartamento romano composto da 4 inquiline, di 720 euro annui per la sola parte elettrica. In questo caso il condizionatore grava sul bilancio familiare per il 28,3%, facendo corrispondere il suo utilizzo ad una spesa di 180 euro l’anno. Questi dati di aumento sono confermati anche da uno studio condotto dal gruppo di ricerca dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc), che mettono in evidenza come l’utilizzo del condizionatore porta a spendere fino al 42% in più per l’energia elettrica, rispetto a chi non lo ha.

Le estati sempre più torride renderanno sempre più necessario il ricorso a un sistema di raffrescamento, i cui consumi saranno quindi un nuovo fattore destinato ad aumentare la povertà energetica legata all’elettricità. La tematica del raffrescamento dei nostri appartamenti è da affrontare da una parte, quindi, in termini di consumi e costi per le famiglie, ma anche in termini di tecnologie, alimentazione, efficienza e gas refrigeranti. Senza dimenticare le importanti ripercussioni sull’emergenza climatica che ci deve costringere a non concentrare la nostra attenzione su questo tema solo nella stagione invernale e di fronte alle emergenze.

Termofoto e dati mettono ben in evidenza quali siano le esigenze dell’edilizia e delle famiglie, e non sarà il miglioramento di due classi energetiche previste dal SuperBonus del Decreto Rilancio 2020 a rispondere in modo esaustivo alle esigenze di efficientamento. Ad oggi, infatti, l’incentivo prevede la copertura di una spesa massima di 60mila euro a unità immobiliare, totalmente pagato dallo Stato, per la coibentazione di almeno il 25% della superficie disperdente e per la sostituzione del vecchio impianto condominiale con caldaie a condensazione, ma anche pompe di calore, (con un limite di spesa di 30mila euro a unità immobiliare) soluzione efficiente e sostenibile, anche economicamente, che può essere utilizzata, non solo per il raffrescamento estivo, ma anche per il riscaldamento invernale, dando la possibilità, all’impianto termico delle nostre abitazioni, di passare ad una soluzione tutta elettrica, consentendo finalmente di abbandonare il gas, fonte fossile inquinante e dannosa per il clima. A questi si possono aggiungere anche impianti solari, infissi, domotica e tutto quanto previsto dall’ecobonus del 65% dando la possibilità di trasformare condomini colabrodo in edifici innovativi ed efficienti.

Peccato però che un obiettivo di qualità di appena due classi energetiche avrà l’effetto, anche per chiudere prima i lavori e spendere il meno possibile, di edifici che resteranno inefficienti e non in grado di rispondere all’emergenza ambientale. Per questa ragione, risulta di fondamentale importanza per le famiglie e i condomini che decidano di sfruttare il SuperBonus per questi interventi di capirne l’importanza e l’opportunità e spingere oltre al migliorare di due classi d’efficienza. Perché un edificio ben coibentato, con un sistema efficiente di impianti, alimentato da fonti rinnovabili non solo riduce le emissioni di gas climalteranti, aiutando nel processo di decarbonizzazione del Paese, ma permette di diminuire drasticamente i consumi delle bollette delle famiglie, vivere in ambienti più salubri e confortevoli, senza contare che efficientare il proprio appartamento permette un aumento del valore che si stima si aggira tra il 5 ed il 15%.

A cura di Katiuscia Eroe, responsabile Ufficio Energia Legambiente Nazionale, e Sibilla Amato, Ufficio Energia Legambiente Nazionale

Scrivici