3 settembre 2018 fonte

Il mare soffre, soffocato da una quantità incalcolabile di rifiuti che quotidianamente aumenta, uno degli elementi alla base della vita sta lentamente morendo. Secondo una stima della Ellen Mac Arthur Foundation il rapporto tra plastica e pesce nell’oceano sarà di uno a uno, cioè un chilogrammo di plastica per ogni chilogrammo di pesce. Come si legge nel rapporto The New Plastics Economy: Rethinking the future of plastics “ogni anno almeno otto milioni di tonnellate di plastica si riversano nell’oceano, il che equivale a scaricare il contenuto di un camion della spazzatura nell’oceano al minuto. Se non viene intrapresa alcuna azione, questa aumenterà fino a due al minuto entro il 2030 e quattro al minuto entro il 2050″.

Secondo la WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, l’industria del turismo vale oltre il 10% del PIL mondiale e di conseguenza ha un peso non indifferente nella produzione di rifiuti. Le zone a maggior vocazione turistica soffrono enormemente questa situazione e la maleducazione e la mancanza di senso civico fanno il resto.

La Sardegna, una delle isole più belle al mondo, dalle acque cristalline, diventata dagli anni Sessanta meta del turismo di lusso internazionale, e dagli anni Ottanta del turismo di massa. La costa nord-est dell’isola è meta prediletta da grandi imbarcazioni private che, incuranti del danno che arrecano, sversano illegalmente i propri rifiuti in mare o, se va bene, su qualche spiaggia (sempre illegalmente e consci che qualcun altro dovrà occuparsi del problema, ricadendo quindi sul bilancio economico del Comune interessato e di conseguenza su tutta la collettività).

Nel 2016 è nata ad Olbia la Waste Boat Service, una start up che si occupa della raccolta, trasporto, trasbordo, gestione del deposito temporaneo e conferimento a impianto di smaltimento e recupero autorizzato dei rifiuti prodotti dai maxi yacht ormeggiati in rada che non entrano in porto. WBS è l’unica azienda in Italia a svolgere questo tipo di servizio in linea con la normativa vigente e in possesso di tutti i permessi e di certificazioni di qualità. La raccolta avviene tutte le mattine attraverso un sistema di giri organizzati che copre le rade di Golfo di Marinella, Golfo di Cugnana, Portisco, Porto Rotondo, Capriccioli, Cala di Volpe, Romazzino, Golfo del Pevero e Porto Cervo ma anche attraverso un servizio a chiamata attivo 24 ore su 24.

«Siamo molto orgogliosi e soddisfatti di aver scommesso su un business che ha come mission quella della tutela del mare e del territorio – commenta Davide Melca, Amministratore della società – abbiamo creato l’azienda passando dalle 5 persone nella stagione 2016 a 7 persone nella stagione 2017 e i dati raccolti nelle due stagioni fanno ben sperare per un’ulteriore crescita futura: soltanto nelle prime tre settimane di agosto 2017 sono state raccolte circa 25 tonnellate (quasi 10 in più rispetto alla stagione 2016) tra carta e cartone, vetro, plastica, metallo, rifiuti biodegradabili di cucina e mensa e rifiuti urbani non differenziati offrendo il servizio “on board” ad oltre 200 imbarcazioni di cui il 40% rappresentato da maxi yacht tra gli 80 ed i 150 metri».

WBS ha inoltre realizzato un sistema interno di tracciabilità dei rifiuti per dare vita a un primo database per il monitoraggio durante il periodo estivo: i sacchetti sono dotati di codice a barre in modo da poter seguire l’intero percorso e, eventualmente, risalire al produttore del rifiuto stesso (garantendone comunque la privacy).

«Per la Sardegna il mare ha un’importanza fondamentale – dichiara Annalisa Colombu, presidente di Legambiente Sardegna – e chi vive il mare della Sardegna lo deve rispettare. Gettare i rifiuti in mare è un gesto vile, e chi lo fa da un’imbarcazione non può essere un marinaio. Chi ama il mare se ne prende cura, cerca in tutti i modi di preservarlo».

Purtroppo è difficile effettuare i controlli sugli sversamenti illegali ed è praticamente impossibile risalire ai responsabili. L’attività della start up ha quindi anche un effetto deterrente nei confronti di coloro che volessero abbandonare i rifiuti in mare. «Questo progetto – sottolinea Davide Melca – si sposa perfettamente con la necessità di monitorare e raccogliere dei dati relativi ai rifiuti provenienti dalle rade fino ad ora inesistenti e che permetteranno, con la collaborazione dei Comuni e delle Capitanerie di Porto di studiare soluzioni future ottimali finalizzate ad eliminare il fenomeno selvaggio ed incontrollato dell’abbandono dei rifiuti».

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